I CAMBIAMENTI FANNO PAURA? ECCO LA MIA OPINIONE.

Premetto che non è certo mia intenzione fare l’esperto in materia, indicando la formula matematica unica che porta al cambiamento. 

Dato che fondamentalmente tutto parte da noi è chiaro che non esiste la giusta equazione essendo, fortunatamente, persone diverse l’una dall’altra. Quello che vorrei è semplicemente raccontare quella che è stata la mia esperienza, sperando possa essere uno spunto di riflessione. 

Quando si parla di “cambiamento” la risposta alla sua definizione è vasta, esprimendosi con fantasia nell’interpretazione.  Il cambiamento può essere al positivo quanto al negativo. Può essere condizionato da noi o da fattori esterni, che portano a dover per forza cambiare. Il cambiamento di cui vorrei parlarti oggi è quello positivo, indotto e voluto da noi. 

Nei cambiamenti positivi tendiamo a disegnare un percorso di crescita partendo dai nostri desideri, dopodiché creiamo gli obiettivi e pianifichiamo il tutto. Detta così sembra una formula semplice da applicare, peccato che non lo sia.
Ci sono voluti molti anni prima di saper pianificare un processo di crescita, rendendomi conto solo adesso, dopo tanto impegno e tenacia, che c’è una variabile che non consideriamo. L’ho chiamata “progresso indiretto”, ossia il risultato incondizionato di quello che stai diventando mentre percorri la tua strada verso il cambiamento.Per me il “progresso indiretto”, imparato ad analizzare facendo autoanalisi, è stato molto importate, aiutandomi a capire concretamente chi sono e cosa sia giusto per me sulla base di quello che ero in quel preciso momento, lasciando correre e non pretendendo da me stesso il controllo. 

Kahlil Gibran, grande filosofo e scrittore, dice “la nostra ansia non viene dal pensare al futuro, ma dal volerlo controllare”.


Facciamo un passo indietro, analizzando alcuni aspetti in cui, confrontandomi, vedo molta confusione: gli obiettivi. 

Credo fermamente che gli obiettivi siano tali solo quando al suo interno è compreso anche il fattore tempo. Gli obiettivi non temporizzati non sono obiettivi, essendo ancora nella fase embrionale, ovvero desideri.

Sempre più spesso, quando chiedo al mio interlocutore “quali sono i tuoi prossimi obiettivi?”, trovo un racconto molto interessante che spiega i suoi desideri, ma quando continuando chiedo “bene, entro quanto tempo pensi di raggiungerli?” vedo l’imbarazzo che cresce non avendo una risposta chiara. Sapete perché succede questo? Purtroppo, in un mondo in cui facciamo fatica a mantenere la cognizione del tempo, tendiamo fin troppo spesso a PROCRASTINARE

Adesso dimmi di no, che non è così se veramente lo pensi! 

Non mi riferisco solo nel lavoro, ma, soprattutto, nella vita. 


Voglio mettermi in forma, dandomi l’obiettivo di ritornare in palestra. Mi iscrivo, ma, fatalità, c’è sempre un imprevisto che non permette di andarci.


Desidero fortemente cambiare lavoro in qualcosa di nuovo (esempio da impiegato amministrativo a falegname). Ma per farlo aspetto che arrivi l’offerta giusta, a tempo indeterminato e con un salario soddisfacente.” Una combinazione al quanto improbabile oggi.


Dimentichiamo che il processo di cambiamento inizia dalla consapevolezza di perdere qualcosa di certo con un tasso di rischio in quello che avverrà. Una volta consapevoli accettiamo il compromesso diventando pronti. 


Nel mio caso il cambiamento è sempre arrivato con un approccio “disruptive”, dandomi inizialmente una sensazione di instabilità e paura. 
Ho sempre avuto paura, anche quando sapevo che non dovevo averla. La paura in me è sempre stata una sensazione che genera una forte carica energetica positiva. Sono un tipo strano, sono consapevole anche di questo 😉


Prima di ogni match di pugilato ho sempre avuto paura, ma quando sentivo il suono della campana mi trasformavo. Non avevo paura dei pugni, ma di deludere le persone che credevano in me.


Prima di parlare in pubblico, anche se lo faccio da tempo, tutt’oggi, ho sempre avuto paura di deludere le aspettative del pubblico. Ma dopo i primi 10 secondi ecco che la paura sparisce, trasformandosi in energia positiva. 


Quando ho avuto dei dipendenti avevo paura, perché sapevo che parte dei loro progetti personali dipendeva dalla mia capacità di pianificare bene il business dell’azienda. 


Insomma, sicuramente sarò un caso anomalo, lo ammetto. Ti starai dicendo “Samuel, certo vivere sempre con la paura non è facile.” La mia è una “paura con consapevolezza”, quindi non provoca insicurezze, anzi, come nel mio caso, genera energia positiva. 

Personalmente non vedo niente di male nel provare paura. Credo che anche un leader, nei suoi momenti di solitudine, pensando al suo operato, possa provare paura. Il leader che non prova paura non ha la sensibilità di comprendere il valore causa effetto di ogni sua azione. Per questo credo che la paura, vissuta come ho spiegato, possa essere un segno positivo di altruismo riscontrabile in quelle persone emotivamente sensibili, capaci di comunicare empaticamente fiducia e sensibilità. 


Quindi quando sento di provare paura per qualcosa inizio a sorridere. Riconosco il genere di paura dalle sue vibrazioni, un pò come fanno i marinai con il vento prima della tempesta. Quando inizio a sfiorare il suo perimetro per rendermi conto della sua natura fermenta in me una forte carica positiva. Un’energia incondizionata e consapevole di cui oggi vado fiero. 

Ecco come ho compreso e imparato a non avere paura dei cambiamenti.

 
Ognuno di noi ha le capacità ed energia per abbracciare positivamente i cambiamenti nati dai nostri desideri. A meno che tra i tuoi obiettivi ci sia il desiderio di essere un celebre tenore, ma tieni la voce che sembra quella di Maurizio Costanzo. In questo caso passa al prossimo desiderio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *